Loredana Molinari, volontaria al Centro Eureka

Loredana Molinari, volontaria al Centro Eureka

10 Giugno 2026

Incontriamo Loredana Molinari, ex insegnante, ex dirigente scolastico e oggi volontaria presso il Centro Diurno Eureka, laboratorio dedicato a persone adulte con diagnosi di disturbo dello spettro dell’autismo, in forma grave.

Per capire meglio: si tratta di persone che hanno importanti difficoltà relazionali, comunicative e, spesso, anche comportamentali e delle quali Società Nuova si prende cura con percorsi personalizzati.

In questo contesto è emersa la volontà di proporre un laboratorio di lavoro a maglia, utile per esercitare le capacità manuali e per stimolare la concentrazione. Così è nato il percorso di volontariato di Loredana Molinari che conosciamo ad Eureka prima che inizi la sua “lezione”.

Buongiorno Loredana.
Quando è iniziato il tuo percorso di volontariato e perchè? Come sta andando?

Ho iniziato a gennaio e ogni mercoledì i ragazzi mi aspettano per lavorare a maglia. La lavorazione va bene, anche gli operatori stanno imparando ad usare i ferri… diciamo così pian piano. Per i ragazzi che frequentano invece è più difficile. C’è chi riesce a lavorare autonomamente. Chi invece ha delle incertezze e, appena si accorge di aver fatto un errore mi chiama affinché possa porvi rimedio. C’è anche chi non riesce proprio ad imparare. Uno dei ragazzi sa lavorare all’uncinetto, punto bassissimo, ma con la maglia proprio non c’è verso.

E allora che si fa?

Abbiamo raggiunto un compromesso che sta accettando: lui fa una riga di questo punto bassissimo, quando ha terminato io faccio una fila di punto alto così il lavoro progredisce.

Ma cosa state facendo esattamente? Puoi spiegarlo ai lettori che non sanno nulla di lavoro a maglia?

Beh il punto dritto che è l’ABC del lavoro a maglia. La cosa più semplice che si fa quando si impara a lavorare con i ferri. Puntiamo a realizzare una sciarpa per il prossimo inverno. Io intervengo sistemando gli errori, ma non è questo lo scopo.

E quale è?

Lo scopo è raggiungere dei traguardi, come lo stabilire un rapporto con una persona nuova, guardarla negli occhi, comunicare, farsi capire, questi sono gli aspetti sui quali è fondamentale lavorare. Che il mezzo sia il lavoro a maglia, la passeggiata o il laboratorio di poesia, poco importa, il vero lavoro è vedere piccoli cambiamenti nelle persone che corrispondono ad importanti traguardi.

Hai potuto osservare quindi questo modo di lavorare qui ad Eureka e hai notato dei cambiamenti dall’inizio del tuo percorso?

Sì. L’equipe educativa lavora proprio in questo senso e non demorde eh, mai. Anche quando gli obiettivi sembrano irraggiungibili, sanno tenere il punto e non desistere. E per quanto riguarda l’evoluzione di questi mesi posso confermare che, nella relazione con me, i ragazzi hanno fatto un percorso importante.
Ti spiego: loro non parlano e tu devi trovare una via comunicativa diversa e pian piano, mercoledì dopo mercoledì, con il supporto delle educatrici o dell’operatore, la via si trova.
Ora quando arrivo mi salutano tutti. Quando vado via lo stesso.
Un giorno uno dei ragazzi addirittura mi ha fatto un discorso, di cui non ho capito nulla, ma era un discorso. E lui, di solito, non parla proprio. Però ha desiderato esprimersi, ha superato una prima barriera, se non è un passo avanti questo.

E come è cambiato in questi mesi il tuo scopo qui ad Eureka? Immagino che sarai partita con una qualche aspettativa e che poi ci sia stata un’evoluzione.
La vuoi raccontare?

Non avevo alcuna aspettativa iniziale. A me è sempre piaciuto occuparmi di ragazzi “diversi” se possiamo utilizzare il termine senza timore di fraintendimenti. E credo anche di essere molto empatica con loro, per cui non ho avuto difficoltà.

Però forse il primo impatto non è così semplice, non tutti sono preparati.

Sicuramente la preparazione serve. Nel mio caso l’esperienza con la scuola mi ha aiutata, in fondo ho lavorato tutta la vita per far sì che questi ragazzi non fossero considerati “poverini”, ma che si trovasse il modo di far emergere tutte le loro capacità. Ovviamente con le cautele che questo rapporto richiede, come con tutte le persone.

E come valuti il supporto dell’equipe educativa?

Ah guarda, sono straordinariamente colpita. Sono dei professionisti capaci di rapportarsi alle persone senza alcun pregiudizio e con grande competenza. Sanno instaurare dei rapporti profondi e a me pare molto bello.

E quale idea ti sei fatta del Centro Diurno Eureka come servizio?
Anche in relazione alla tua esperienza nella scuola, a contatto con giovani, famiglie, società civile.

Beh credo che a livello sociale sia straordinario. Nel senso che sollevare le famiglie dalla gestione dei figli, anche solo per alcune ore al giorno, rappresenti un grande aiuto. E poi qui si lavora sull’aumento delle capacità per dare a ragazzi e famiglie maggiori libertà nella quotidianità: riuscire ad andare al bar a bere un caffè senza che questo diventi un momento di stress e panico, non è poca roba, credimi. E poi il mio occhio da ex dirigente mi porta ad osservare come lavora l’equipe educativa: con obiettivi mirati e azioni precise per raggiungerli e mantenerli nel tempo. Qui l’utenza è giovane, ci sono ragazzi che hanno una vita davanti, bisogna aiutarli nello spianare questa loro strada che sarà sempre in salita.

Una delle grandi difficoltà, per le persone con diagnosi di autismo, è proprio il comprendere ed accettare il cambiamento, le situazioni nuove, i contesti destabilizzanti. Eureka diciamo che “allena” i ragazzi. Chi non conosce questo retroscena vede solo la persona e le sue difficoltà, più spesso vede le sue crisi.

Sì è così, perché i cambiamenti sono piccoli, a volte sono sfumature, io che sono qui da gennaio ho colto i cambiamenti, i passi in avanti.

A chi consiglieresti la sua stessa esperienza ad Eureka?

Ai politici. Che possano capire cosa c’è dietro un servizio così. Ma anche a qualcuno che abbia già una base di conoscenza di questo mondo, lo dico però a favore dei ragazzi che hanno bisogno di relazionarsi con chi già conosce i loro bisogni ed è pronto a prendersene cura con attenzione e preparazione.
Ai ragazzi, che spesso stanno crescendo senza grandi esempi di solidarietà, rinchiusi in un mondo fittizio. Fare volontariato in un centro di questo tipo, potrebbe loro aprire universi sconosciuti e maturare un più profondo senso di umanità.