Irene Dal Farra è una studentessa di psicologia che ha svolto il suo tirocinio universitario prima presso il Centro Aliante, dedicato a bambini e bambine con diagnosi di disturbo dello spettro dell’autismo e poi presso il Centro Eureka, dedicato a persone adulte, sempre nell’ambito dell’autismo. Il suo percorso è durato in totale tre mesi, leggiamo come è andata.
Aspettative iniziali
Ciao Irene, iniziamo dall’inizio, quando dovevi ancora arrivare al Centro Eureka. Quali emozioni o aspettative avevi?
L’approccio a questa realtà mi faceva sentire inizialmente insicura, temevo di non essere d’aiuto o di disturbare l’equilibrio tra educatori ed utenti. Nutrivo inoltre un certo timore nell’approcciarmi ad un contesto complesso, caratterizzato da potenziali comportamenti-problema (Così definite quelle azioni che mettono a rischio la sicurezza del soggetto o degli altri, spesso rappresentando una forma di comunicazione non verbale di un disagio.)
Immaginavo che mi sarei trovata ad operare in un ambiente molto rigido e, influenzata da alcuni pregiudizi, temevo che sarebbe stato quasi impossibile stabilire un contatto o una comunicazione con le persone che frequentano il Centro.
Esperienza vissuta
Come descriveresti il tuo primo impatto con il Centro eureka e con le persone che lo frequentano?
È stato un impatto estremamente positivo, ho trovato un ambiente completamente discordante rispetto alle mie aspettative. Sono riuscita ad instaurare fin da subito un contatto con le persone con le quali ho stretto, nel corso di questo mese, un legame che ha persino reso, da parte mia, difficile il mio distacco. Ho trovato inoltre personale estremamente competente che permette ai ragazzi di andare oltre le rigidità ed enfatizzare le loro capacità.
Quali aspetti dell’esperienza ti hanno colpita positivamente?
L’aspetto che mi ha colpita di più è paradossalmente la mancanza di monotonia in un ambiente dove pensavo che questa fosse la parola d’ordine. Ogni giorno ho visto le persone cimentarsi in compiti diversi e sviluppare competenze nuove, insieme abbiamo imparato a fare a maglia, a fare balli di gruppo e a intrecciare con il telaio.
Come valuti il supporto e la formazione ricevuta dall’equipe di lavoro?
Il supporto ricevuto è stato ottimale, non venivo considerata un soprammobile ma parte integrante dello staff, nulla era dato al caso e ogni azione era preceduta da una spiegazione che andava ad approfondire motivazioni e significati. Spiegazione che veniva data con entusiasmo e passione, aumentandone il valore.
Cambiamento di percezione
Se dovessi confrontare le tue idee sull’approccio alle persone con disturbo dello spettro dell’autismo in forma grave, prima e dopo l’esperienza, qualcosa è cambiato?
Penso che non siano cambiate le mie idee ma io stessa come persona sento di essere cambiata, avendo delle conoscenze pregresse sull’autismo grave sapevo a cosa sarei andata incontro e ne avevo molta paura. Sono cambiata perché sono riuscita a trasformare la paura in curiosità.
C’è stato un momento o un episodio in particolare che ti ha fatta cambiare?
Non è stato un singolo momento o un episodio, ma l’esperienza in sé, è come se fossi riuscita a guardare la realtà con occhiali diversi, più trasparenti e meno oscurati dal pregiudizio. Sono riuscita a guardare i ragazzi oltre la patologia e scoprire in ognuno un tesoro prezioso.
In che modo questa esperienza ha influenzato il tuo percorso personale o professionale?
Questa esperienza ha agito come un potente correttore di prospettiva, ho scoperto che la vera professionalità nasce dove finisce la paura. Sento di aver appreso e consolidato nuove capacità aprendo le mie prospettive future di specializzazione.
Messaggi contro lo stigma
Cosa diresti a una persona che ha paura o è diffidente verso centri come Eureka?
Darei rassicurazioni circa il fatto che in questi contesti la paura fa parte del gioco ma inviterei caldamente a provare questa esperienza. Cercherei di trasmettere quanto ho appreso, ovvero che dietro la patologia ci sono dei ragazzi che hanno tanto da dare e la nostra presenza non è un intralcio ma una possibilità di scambio.
Quali benefici concreti porta il Centro Eureka, sia alle famiglie degli utenti, maanche al contesto sociale?
Il Centro Eureka non è solo un luogo di terapia, ma un supporto vitale per il nucleo familiare. Offre alle famiglie un tempo di “tregua”, riducendo il carico di stress fisico ed emotivo legato alla gestione di un disturbo grave. Attraverso il trattamento si riducono le tensioni domestiche e si facilita la gestione della quotidianità. Grazie alla presenza sul territorio, il Centro scardina l’idea (che io stessa avevo all’inizio) che l’interazione con questi ragazzi sia impossibile, mostrando invece le loro potenzialità.
Se potessi riassumere la tua esperienza in una frase, quale sarebbe?
Ho iniziato cercando risposte tecniche e ho finito per trovare domande umane, scoprendo che l’unico vero limite all’interazione è quello che portiamo nel nostro sguardo.
Consiglieresti questa esperienza ad altri volontari o studenti? Perché?
Certo assolutamente! Per me è stata una tappa estremamente formativa, forse quella più formativa del mio intero percorso di tirocinio. Consiglierei però un minimo di approfondimento relativo al disturbo dello spettro dell’autismo e alle sue peculiarità, ma una volta fatto questo Eureka è sicuramente un luogo meraviglioso dove mettersi in gioco, considerando anche il bisogno che i ragazzi hanno di scambi interpersonali!
