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10/04/2020

Un'avventura chiamata lavoro. Intervista a Piero Sbrovazzo


Siamo in piena quarantena, il Covid-19 ci costringe a stare dentro casa e comunichiamo con amici e colleghi solo grazie alla tecnologia. Anche l’intervista a Piero Sbrovazzo, nuovo capitolo della rubrica #socIO, deve essere fatta via telefono. Oggi è lui a raccontarsi nell’appuntamento mensile che ci fa conoscere la Cooperativa Società Nuova tramite le esperienze di chi ci lavora ogni giorno.

La vicenda lavorativa di Piero è un’avventura che, come tutte le avventure, è nata dalla volontà di non accontentarsi, di avere di più per sé ma soprattutto per gli altri.

Lo raggiungiamo al telefono. É in macchina, sta andando in Cadore per il servizio di Cura Domiciliare. Attacca l’auricolare e iniziamo la nostra chiacchierata. 

Inizio di un’avventura

“Da 15 anni facevo un lavoro che mi piaceva”, spiega Piero. “Avevo un buon stipendio e un titolare con cui andavo d’accordo, solo che non mi bastava. Avrei voluto un lavoro che mi desse la possibilità di rendermi utile, di dare il mio contributo come persona e non solo come esecutore di un compito. Così nei giorni in cui nasceva la mia prima figlia ho lasciato il lavoro e mi sono iscritto alla facoltà di Scienze dell’Educazione.

La mia prima esperienza nel sociale è iniziata proprio allora. Facevo l’autista in un Centro Diurno per persone con disabilità. Ogni mattina passavo a prendere i ragazzi che frequentavano il Centro e, finita la giornata, li accompagnavo a casa. Poi c’è stato il tirocinio per l’Università, con l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati: un’esperienza che non dimenticherò mai.”

Il tirocinio in Colombia

“Sono partito per la Colombia con la mia famiglia, nel frattempo era nata anche la nostra seconda figlia. Siamo stati ospiti per sei mesi di un’amica che ha messo a nostra disposizione parte della sua casa. Durante questo periodo ho lavorato in una comunità per persone rifugiate interne al paese, che si spostavano dalle zone di guerra per trovare scampo in città. Sulla collina che circondava il centro c’era una baraccopoli abitata da 16.000 persone. C’era bisogno di tutto. Il mio è stato un servizio operativo, di sostegno a chi si trovava in situazione di fragilità. Terminato il tirocinio sono rientrato in Italia per finire gli studi.

Una volta rientrato ho fatto domanda di lavoro a Società Nuova che cercava un operatore per il Centro Diurno di Agordo. Ho iniziato con il laboratorio di falegnameria: un’esperienza fantastica che mi ha permesso di trasformare una mia passione, quella per i lavori di tipo manuale, in un mezzo per la realizzazione personale dei ragazzi del Centro Diurno. Erano diventati davvero bravi i nostri ragazzi. Sapevano riconoscere i diversi tipi di legno. Avevano padronanza nell’uso degli attrezzi. Insomma avevano imparato un mestiere.   

Comunità Alloggio

In quel periodo la Cooperativa aveva la necessità di un operatore presente in una struttura delle Comunità Alloggio durante i fine settimana. Tutto il giorno. Dal venerdì sera fino al lunedì mattina stavo con i ragazzi della comunità, mentre durante il resto della settimana avevo tempo da trascorrere con la mia famiglia e da dedicare allo studio. 

Nel 2012 mi sono laureato in Cooperazione allo Sviluppo.

Esperia

Nel 2014 dalla Prefettura è arrivato, alle cooperative bellunesi, l’invito ad accogliere delle persone richiedenti asilo. Dal giorno alla notte ci sono stati affidate 20 persone, senza alcuna indicazione su come gestire la loro presenza e su come organizzare la loro integrazione. Per fortuna avevamo due strutture da mettere a disposizione e delle persone capaci da impiegare: Tiziana Amira, Carla, Margherita Elena Veronica  Fabrizia Simone Khalid Piero T. e Barbara ovviamente. È nato così il progetto Esperia, durato 5 anni e che ci ha permesso di aiutare un totale di 150 persone. Ragazzi in cerca di una possibilità. Abbiamo lavorato al loro fianco, abbiamo preteso impegno e dedizione e, per molti di loro, l’occasione è arrivata e l’hanno saputa cogliere.”

Il Consiglio Di Amministrazione

Dal 2011 al 2019 Piero è stato anche membro del CDA di Società Nuova. 

“Ricordo la prima elezione. Ho preso una montagna di voti. Non me lo aspettavo: se ricordo bene ero stato il terzo più votato, dopo il presidente Rui e la vice Angela. Ho imparato molto come membro del CDA e ho ripetuto l’esperienza per tre mandati. La possibilità di essere parte attiva del CDA della propria Impresa Sociale, come anche poter eleggerne i membri, permette a tutti i soci di avere voce in capitolo sulle decisioni da prendere, sui progetti futuri. Quanti lavoratori possono dire lo stesso? Lavorare a Società Nuova è anche questo.

E tutto il resto

Oltre ai servizi che ha descritto, Piero ha lavorato e lavora tutt’ora anche al progetto Esodo per il reinserimento sociale e lavorativo degli ex carcerati. Al progetto Vaso di Pandora che offre attività ludico - educative per persone con problemi psichiatrici all’interno del carcere di Belluno e poi ancora le Cure Domiciliari, dedicate a persone con disabilità che non possono lasciare la propria abitazione.

Un bilancio

Dopo tutte queste esperienze te la sentiresti di fare un bilancio? 

Cosa significa per te essere socio lavoratore di Società Nuova?

Quando ho iniziato a lavorare in Cooperativa ho capito che qui lavoriamo con Società Nuova e non per Società Nuova. Ruoli diversi ci sono, vanno rispettati ma le opinioni, le idee, quelle, hanno lo stesso peso: che siano le mie, oppure le tue, che vengano dal direttore o dal presidente, non fa differenza. Ognuno ha lo spazio per proporre, attivarsi, dare e ricevere. 

Ho lavorato in diversi servizi e ho fatto parte di diversi gruppi di lavoro, mi sono trovato bene in ciascuno e ogni esperienza mi ha regalato qualcosa di unico. A volte il tempo, altre volte la consapevolezza. Resto particolarmente legato al progetto Esperia, alle persone con cui ho lavorato e che stimo molto. Ai ragazzi che ho incontrato e che abbiamo aiutato: a quelli che ce l’hanno fatta come a quelli da cui non potrai aspettarti mai nulla, quelli che sceglieranno sempre la via più facile, più veloce, perchè è l’unica che hanno imparato. Il nostro è un lavoro che alle volte riserva delle delusioni ma sono poca cosa rispetto alle soddisfazioni, ai sorrisi, alla gratitudine, insomma a tutta la bellezza che ti regala occuparti degli altri.

Siamo dei lavoratori ma prima di tutto siamo una comunità che persegue uno scopo ben preciso: la realizzazione delle persone e il supporto a chi è in difficoltà.