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25/11/2019

socIO: Ottavio da obiettore ad operatore


La pioggia scende martellante mentre salgo verso Agordo. Sui versanti scoperti delle crode sono ancora ben visibili i segni lasciati, giusto un anno fa, dalla tempesta Vaia.Il brutto tempo preoccupa, le previsioni preannunciano una settimana di allerta meteo e la radio racconta dell’acqua alta che sta sommergendo Venezia. 


Mentre parcheggio e ascolto le ultime notizie, mi chiedo se Ottavio Rossi, nominato per l’odierna intervista della  rubrica #socIO, avrà già terminato il giro pulmino della mattina o se invece la neve lo può aver bloccato a Sottoguda, oppure a Caprile.


Sì perché tra coloro che frequentano il Centro Diurno per persone con disabilità di Agordo, c’è chi vive in frazioni lontane anche 30 chilometri. Piccoli paesini difficili da raggiungere, soprattutto quando la neve decide di scendere copiosa. Ma eccolo Ottavio, i lunghi capelli neri raccolti in una folta coda di cavallo, il sorriso sempre stampato in volto. Ha appena accompagnato ad Agordo Ines che vive a Sottoguda, dove questa mattina c’erano diversi centimetri di neve a coprire l’asfalto e Giuseppe che abita a Caprile dove la neve scendeva bagnata, mista alla pioggia, e con loro altri agordini frequentanti il Centro Diurno.


Eccoci ci siamo, il primo compito della giornata è andato e ora Ottavio ha il tempo per raccontarmi la sua esperienza lavorativa con Società Nuova.


Ottavio ha iniziato a lavorare, proprio al Centro Diurno per persone con disabilità di Agordo, circa 15 anni fa. Classe 1984 Ottavio ha conosciuto Società Nuova quando ventenne ha scelto di essere obiettore di coscienza e di lavorare nel sociale.

Non ha ancora terminato il periodo di obiezione quando gli viene proposto di continuare a lavorare all’interno della struttura di Agordo. Così Ottavio decide di seguire il corso per diventare Operatore Socio Sanitario e poco dopo inizia ad occuparsi del laboratorio di ceramica, al fianco di Paola Nicolai, operatrice che gli insegna a lavorare l’argilla. 


Ottavio è un artista. Oltre al suo lavoro come operatore nella vita si dedica alla pittura, una passione che ha portato anche nella progettazione e realizzazione di alcune attività del Centro Diurno per persone psichiatriche; servizio quest’ultimo aperto da Società Nuova nel 2011, il primo per tipologia di utenza nell’agordino e all’interno del quale Ottavio ha operato fino ad un mese fa. Ed è proprio di questa esperienza che parliamo oggi.


“Ho visto nascere il Centro Diurno per persone con problematiche legate alla salute mentale di Società Nuova. Fino al 2011 infatti le persone che ancora oggi frequentano il Centro, erano ospiti del Centro Diurno per le disabilità, non c’era insomma una distinzione chiara tra chi era portatore di disabilità e chi invece soggetto ad un disturbo di tipo psichico.


Il Centro Diurno per persone psichiatriche (CDPSI) è nato pian piano, un passo alla volta, con un’attenzione particolare alla costruzione di progetti individualizzati. A seconda della problematicità da affrontare, per ogni persona vengono stabiliti degli obiettivi, che si tende a raggiungere grazie ad attività mirate.”


Quali sono le problematicità che gli ospiti del CDPSI si trovano ad affrontare?

“C’è chi non riesce a mantenere la calma, chi tende a scappare, chi si trova a dover controllare la propria rabbia, gli scatti d’ira. In altri casi invece la difficoltà sta nel riuscire a comprendere e a gestire le proprie emozioni.”


Puoi raccontare come sei riuscito, in questi anni, a relazionarti con le persone che frequentano il CDPSI?


“Mi dicono che sono portato, forse io e queste persone abbiamo qualcosa in comune.” Scherza Ottavio, ma la passione per il suo lavoro è palpabile e sincera. Ottavio è un libro aperto sulle cui pagine ognuno può leggere un impegno lungo 15 anni, per nulla minato dalle difficoltà che si possono incontrare quando si lavora con persone con problemi psichiatrici.

“In fondo”, dice Ottavio “basta avere la giusta elasticità mentale per capire che le giornate non sono tutte uguali, che il momento no può capitare a tutti e che è importante sapere come correre ai ripari.”


In questi anni al CDPSI, Ottavio e i colleghi hanno portato avanti diverse attività, capaci di coinvolgere i ragazzi, come la creazione di una linea di lampadari realizzati con vecchie confezioni in tetrapak, oppure ancora un’installazione di arte contemporanea e, infine, l’attività del Crazy Lab.

“Il Crazy Lab è il nostro laboratorio di serigrafia, dove abbiamo realizzato delle magliette con un disegno ideato e riprodotto dai nostri ragazzi. Pensa che sono stati proprio loro a scegliere il nome del laboratorio, mettendosi in gioco in tutto e per tutto, trasformando la propria disabilità in punto di forza. E ci sono riusciti, alla grande.”

Cosa significa per una persona con problemi psichiatrici prendere confidenza con il proprio modo di essere? 


“Non è semplice. Mi ricordo bene il caso di un ragazzo a cui non andava affatto di essere associato al Centro, sembrava quasi che si vergognasse a frequentarlo. La serigrafia però gli è piaciuta, così tanto che quando abbiamo organizzato la nostra prima uscita promozionale per far conoscere il progetto, non vedeva l’ora di essere presente, di mettersi in posa nella foto insieme agli altri e di entrare a tutti gli effetti in questo gruppo. Prendere coscienza delle proprie problematiche non è mai semplice per nessuno, ma quando questo accade la qualità della vita migliora, si acquista una sorta di serenità, che ci aiuta nel rapporto con gli altri e anche con noi stessi.”