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Quarantena e disabilità


Mascherine indossate, gel a portata di borsetta e guanti di scorta sempre a disposizione: le operatrici di Società Nuova, impiegate nell’assistenza a domicilio di persone con disabilità, sono pronte.

 

Da alcune settimane Società Nuova ha attivato il servizio di assistenza domiciliare per far fronte alle problematiche sorte durante la quarantena per Covid-19.

Per le persone con disabilità infatti restare chiusi in casa diventa sinonimo di malessere, di propensione al nervosismo. Più i giorni passano più si innescano dei meccanismi di fastidio e di intolleranza anche con i famigliari che faticano a gestire da soli un parente con disabilità. 

 

I ragazzi che frequentano i Centri Diurni hanno dovuto rinunciare alle attività di laboratorio, alle uscite programmate, agli incontri con gli amici. Come tutti certo, ma per loro è più difficile perchè la routine che con fatica e grande impegno sono riusciti a costruire nel corso degli anni è diventata per loro un punto fermo, un qualcosa che gli ha permesso, fino ad ora, di imparare a conoscere le proprie emozioni e a gestirle, senza farsi sopraffare da esse. Ora isolati in casa non ci riescono più.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Queste persone e le loro famiglie hanno bisogno di ritornare ad una normalità e in attesa che questo accada la Cooperativa Società Nuova ha attivato percorsi di assistenza domiciliare. Ad oggi sono parecchie le operatrici che si recano a casa di chi si trova in situazioni di particolare disagio. Ecco alcuni loro racconti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Carmen. Operatrice al Centro Diurno Arte in Parte

 

Carmen è un vulcano in continua esplosione. La sua energia è contagiosa, il suo sorriso passa oltre la cornetta. “Non posso scordare la felicità di M. quando sono arrivata a casa sua. Anche lui si è messo guanti e mascherina e siamo usciti per una bella passeggiata. In due ore abbiamo chiacchierato del più e del meno, camminato e visto posti lontani dalle strade principali. M. ha ritrovato la libertà che conosceva prima della quarantena quando frequentare il Centro Diurno significava essere indipendente. Al ritorno sua mamma mi ha guardata da lontano, ha alzato la mano in segno di saluto e mi ha ringraziato perché, ha detto: “Società Nuova per mio figlio è la sua seconda casa, fino ad oggi gli siete mancati tutti tantissimo.”



Sonia. Operatrice al Centro Diurno Arte in Parte

 

Con Sonia ci conosciamo al telefono e mi racconta delle sue visite a casa di G. “Quando sono arrivata a casa sua ho trovato un’atmosfera tesa. G. era nervoso, inquieto, chiuso in casa come una tigre in gabbia. I genitori faticano a calmarlo, per questo hanno chiesto aiuto ed hanno fatto bene. Il primo pomeriggio in cui l’ho incontrato c’era un forte vento, abbiamo dovuto rinunciare alla passeggiata rinfrancante che mi ero proposta e, armati di gel disinfettante e mascherina, abbiamo optato per una soluzione diversa. Dopo venti minuti di tapis roulant, un paio di letture, una partita ad Uno e un’abbondante merenda, G. era tornato quello di sempre.

Il giorno dopo ho incontrato P. e insieme abbiamo fatto una bella passeggiata. P. non chiacchiera molto ma in queste due ore il suo entusiasmo era palpabile. Avrebbe voluto abbracciarmi ed io avrei tanto desiderato ricambiare ma non si può, non ancora. Tornerà presto il momento degli abbracci, per ora ci accontentiamo di questi piccoli attimi di parziale normalità, di cui c’è tanto bisogno.”

 

Raffaella. Operatrice al Centro Diurno Intreccio

 

Raffaella segue A. per due ore, tre pomeriggi alla settimana.
“Facciamo delle passeggiate senza allontanarci da casa sua. Brevi tragitti, spesso ripetuti avanti e indietro, lungo stradine deserte e A. rinasce. La tensione che contraddistingue le lunghe giornate tra le mura di casa affievolisce, l’umore sale. A. ha un buon passo, potrebbe fare lunghe camminate ma si accontenta del perimetro del quartiere in cui vive. Aspetta con gioia il nostro appuntamento: sa bene che la passeggiata che facciamo insieme è l’unico svago possibile in questo periodo di quarantena e per ora le basta. Anche questa è una conquista: imparare ad accontentarsi, ad essere entusiasti di quel poco che si può fare, aspettando tempi migliori.” 

 

Nicoletta. Operatrice al Centro Diurno Borgo 77

 

Nicoletta segue due persone con disabilità: A. e D. Due tipi che più diversi non potrebbero essere. A. non ha molta voglia di passeggiare, anche se gli farebbe bene. Per il loro primo incontro ha chiesto a Nicoletta di accompagnarlo in un’autofficina dove lavora un suo amico. La passione per i motori è grande e non riesce a rinunciarci. Dal finestrino del pulmino ha potuto vedere i cofani aperti delle auto che l’amico sta sistemando, i cerchioni e gli attrezzi sparsi a terra. Un saluto a distanza e sono ripartiti: meta il negozio di musica preferito di A. che però era chiuso. Poco importa una sbirciata alla vetrina e poi via a fare una passeggiata: corta però! 

Con D. le due ore sono volate su e giù per i Coi di Limana. “Mi ha fatto camminare tantissimo. Non ci siamo allontanati di molto ma abbiamo sgambettato un bel po’. A D. piace camminare, chiacchierare, passare il tempo insomma. La passeggiata ha fatto bene a lui che ha potuto cambiare aria, a me che ho fatto un po’ di moto e alla sua famiglia che per due ore ha potuto rilassarsi. L'aiuto che diamo alle famiglie in questo momento è importante e per noi operatori tornare a stare con i nostri ragazzi è fonte di gioia.”

 

Claudia. Operatrice al Centro Diurno Intreccio

 

Claudia incontra C. due volte alla settimana. Il martedì e il mercoledì pomeriggio. “Trascorriamo il tempo facendo quello che gli va di fare. Le nostre passeggiate non sono proprio da considerarsi attività agonistica. Ci muoviamo per un pezzo a piedi ma poi C. preferisce salire in pulmino. Gli piace guardare il paesaggio dal finestrino, osservare i dintorni di casa da una posizione privilegiata. In questo periodo di belle giornate e temperature calde questa soluzione è applicabile e ce la facciamo bastare, aspettando il giorno in cui potremo tornare in laboratorio.”

 

Marta. Operatrice al Centro Diurno Borgo 77

 

Anche Marta ha incontrato A. il ragazzo che Nicoletta ha portato in officina e al negozio di musica e ci racconta la loro divertente uscita. “Abbiamo preso il pulmino perché A. voleva andare a comprarsi un giornale: non aveva più nulla da leggere in casa. Lui è un grande appassionato di musica. Era felicissimo quando alla radio è partito Billie Jean di Michael Jackson. Finestrino abbassato quanto bastava a scompigliargli i capelli, un pugno chiuso davanti alla mascherina a mimare il microfono ed è partito il karaoke. Arrivati davanti all’edicola siamo scesi, abbiamo disinfettato ancora una volta le mani e messo i guanti. Siamo entrati, abbiamo preso il giornale e siamo tornati a casa. Un semplice giretto in macchina, una bella canzone alla radio e un giornale da leggere. Poche cose ma molto importanti.”

 

Irene. operatrice al Centro Diurno Borgo 77

 

Irene ha fatto il suo primo intervento domiciliare la settimana scorsa. Ha incontrato D. un ragazzo che frequenta Borgo 77 e che come gli altri è costretto a casa. “Quando sono arrivata a casa sua mi ha accompagnata a vedere l’orto e il giardino. Come le mie colleghe non sono entrata in casa e ho optato per una passeggiata. Lungo le vie del paese D. mi ha indicato tutte le abitazioni delle persone che conosce, snocciolando nomi e parentele davanti ad ogni cancello. Abbiamo scarpinato per due ore, dalle 10:00 fino alle 12:00 quando D. che sentiva sopraggiungere la fame mi ha detto di far presto e di tornare a casa, sicuro che il pranzo fosse pronto. E così è stato. Lungo il tragitto ci siamo fermati a salutare un altro frequentatore di Borgo 77 F. che ci ha visti dalla finestra e ci ha mandato un grande bacio a distanza. Sulla via del ritorno abbiamo incontrato i vigili che ci hanno ricordato di procedere come stavamo facendo: con la mascherina in viso, i guanti e rispettando la distanza.

Trovo che gli interventi domiciliari siano fondamentali per stare vicino ai nostri ragazzi e per aiutare le loro famiglie. Ogni giorno telefoniamo loro, sentiamo come stanno, facciamo quattro chiacchiere e ci diamo forza. Venerdì ho sentito anche N. che frequenta il laboratorio di ceramica e mi ha raccontato di quanto gli manchi il contatto con i suoi amici del Borgo e di come si ritenga fortunato lui che ha un giardino dove uscire e dei fratelli con cui trascorre il tempo. Con le mie colleghe abbiamo un gruppo whatsapp per scambiarci impressioni e per decidere insieme come organizzare le visite oppure le videochiamate tra i ragazzi. Seguiamo le indicazioni che ci vengono date e svolgiamo il nostro lavoro con l’entusiasmo di sempre, anche se in modalità diverse.”

 

Caterina. Operatrice al Centro Diurno Borgo 77

 

Caterina ha incontrato A. la settimana scorsa e insieme sono andati al lago di Santa Croce. “Il cielo era azzurro, il sole alto e caldo ma non siamo potuti rimanere molto. Purtroppo soffiava un vento così forte che abbiamo dovuto riprendere l’auto e tornare a casa. Poco male, anche il tour on the road è stato un buon diversivo per A. che non voleva muoversi di casa perchè aspettava con trepidazione il corriere con un gioco ordinato online. Spesso non è facile convincerlo ad uscire, a cambiare aria. Prima della quarantena per Covid frequentava con regolarità il Centro Diurno e oggi con i laboratori chiusi A. stenta a trovare una routine che lo rassicuri. Credo che le impegnative domiciliari siano una buona soluzione, l’unica applicabile al momento, aspettando tempi migliori.”