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31/07/2019

Non è lavoro, è casa: l'intervista ad Alfonso


Per la rubrica #socIO, che racconta Società Nuova attraverso le esperienze dei nostri soci lavoratori, oggi incontriamo Alfonso che da sette anni lavora come operatore socio sanitario nelle comunità alloggio per persone con disabilità.

Sono appena passate le nove di mattina quando incontriamo Alfonso, la sua giornata di lavoro sta per concludersi e ci vuole un caffè per continuare a chiacchierare. Davanti ad un espresso fumante ci racconta la sua esperienza a Società Nuova, iniziata ormai sette anni fa.


Alfonso è uno dei soci lavoratori di Società Nuova, operatore socio sanitario presso la comunità alloggio Villa Anna. Oggi ha appena staccato il turno di notte, per fortuna tutto è filato liscio ma non sempre è così. Può capitare a volte che le notti siano turbolente per gli ospiti di una Comunità Alloggio. Può succedere che una persona stia poco bene e allora è necessario starle vicino, darle conforto e, se serve, accompagnarla in ospedale.

“Cose che possono capitare a chiunque, proprio come quando sei a casa tua.” ci spiega Alfonso mentre beve il suo caffè. Ma il suo ruolo, come quello degli altri operatori socio sanitari, va ben oltre le operazioni di routine.
“Vivere fianco a fianco con le persone con disabilità mi piace molto, perchè anche se il lavoro è impegnativo quello che ti torna indietro è davvero tanto. Prima di essere assunto a Società Nuova ho lavorato anche in casa di riposo ma era diverso. Quando sono a Villa Anna, come quando ero a Casa Polit, (la comunità alloggio di Società Nuova a Belluno) mi sento come se fossi a casa mia. Ci passo tante ore ogni giorno ed è normale che per me questa sia diventata una seconda famiglia.

Il tempo che passo con gli ospiti della Comunità è ricco di momenti di scambio. Noi operatori siamo un po’ il loro punto di riferimento e loro sono i nostri ragazzi. Prima di essere operatori e ospiti, siamo persone: ci possono essere le giornate no, ci possono essere anche le incomprensioni a volte, è normale accade in tutte le famiglie, ed è proprio questo il bello del mio lavoro.

E poi ci sono tutti i momenti positivi, che coprono buona parte del tempo che condividiamo. Ci sono le lunghe chiacchierate, le risate e le esperienze alternative, quelle che capitano solo ogni tanto e che permettono a noi operatori e ai ragazzi di rafforzare quel legame di fiducia che deve esserci tra noi.

I soggiorni marini ne sono un esempio. Noi operatori sappiamo bene che quella settimana è per i ragazzi un vero momento di ferie e, proprio come quando in gita scolastica i professori sono meno rompi scatole con i loro alunni, anche noi operatori siamo meno bacchettoni. 

Il nostro ruolo in fondo è quello di stimolare l’autonomia delle persone che seguiamo, incoraggiandole a fare da sole, credere nelle loro capacità e quando tocchiamo con mano i loro progressi e vediamo la soddisfazione illuminare i loro volti, allora sappiamo che stiamo facendo bene il nostro lavoro.”