indietro

28/05/2019

Come tanti pesci nuotiamo compatti, tutti nella stessa direzione: l’intervista a Carla Caretta


 

La rubrica socIO è l’appuntamento mensile che ci porta a conoscere i soci lavoratori della Cooperativa Società Nuova.
Oggi incontriamo Carla Caretta, dal 2015 lavoratrice presso il servizio Esperia.

 

Ciao Carla, vuoi raccontaci come hai iniziato la tua esperienza lavorativa a Società Nuova e di cosa ti occupi?

Era il 2015 quando venni a conoscenza che alla Cooperativa cercavano personale da impiegare nel servizio dedicato alle persone richiedenti asilo.
Da tempo mi stavo interrogando sulla tematica dell’immigrazione e malgrado non avessi esperienze pregresse in materia, sentivo impellente la necessità di fare qualcosa in questo ambito.
Ero convinta, e continuo ad esserlo tuttora, che come persona anche io avrei dovuto fare la mia parte e non rimanere passiva di fronte a questa nuova realtà.
Decisi così di inviare la mia candidatura all’ufficio personale di Società Nuova e venni assunta.

Come è iniziata la tua esperienza? Hai potuto incrementare le tue competenze?

Ho iniziato con molti dubbi e nessuna certezza sulla gestione di persone migranti, su come dovesse svolgersi questa attività. Da dove avrei iniziato? Come sarebbe andata?
I corsi di formazione ai quali la Cooperativa mi ha fatto partecipare sono stati utilissimi per conoscere il fenomeno migratorio e trovare gli strumenti necessari per aiutare i ragazzi richiedenti asilo a vivere ed integrarsi  qui da noi.
Quando mi sono resa conto di poter dare qualche risposta soddisfacente ai bisogni di queste persone, ho capito che ciò che stavo facendo aveva un valore, non solo per loro ma anche per il nostro territorio.

A proposito di territorio, a tuo avviso quale è il legame tra il servizio Esperia, gestito dalla nostra Cooperativa e la realtà bellunese?

Le ricadute del servizio Esperia sul territorio sono indubbiamente positive ed importanti.

Ogni percorso di successo che un ragazzo Richiedente Asilo porta a termine crea valore. Ogni persona che riesce ad integrarsi, a trovare lavoro e a ricoprire un ruolo attivo nella nostra società, diventa una risorsa.
Senza contare che la contaminazione culturale rappresenta un’opportunità di crescita per tutta la comunità.

Quali sono le maggiori difficoltà che incontri nel tuo lavoro?

Quando lavori con delle persone che hanno alle spalle esperienze traumatiche, difficili da superare, che le hanno segnate nel profondo, il rischio è quello di farsi coinvolgere troppo.
Preciso che un servizio di questo tipo prevede un grande impegno dell'equipe di lavoro, che nel nostro caso è composta da persone preparate e sempre disponibili al confronto e al dialogo
Insomma, siamo un gruppo coeso, una vera squadra e come tanti pesci nuotiamo compatti, tutti nella stessa direzione.

Cosa significa per te essere socia della Cooperativa Società Nuova?


Essere socio della nostra Cooperativa per me rappresenta un’opportunità di crescita.
Lavorare in un ambiente come il nostro, dove si incontrano persone diverse che si occupano di ambiti diversi (disabilità, minori, lavoratori svantaggiati) ti permette di conoscere realtà altrimenti lontane e, come all’interno dell’equipe di Esperia, c’è la consapevolezza di lavorare tutti per uno scopo comune: il benessere sociale.

E come viene percepito il lavoro tuo e dei colleghi fuori dalle mura della Cooperativa?

Non mancano certo le occasioni per percepire la disapprovazione, se non addirittura l'ostilità, di alcuni soggetti che ritengono che il nostro lavoro manchi di giustificazione e sia in qualche modo fine a se stesso.

Ma in questi 4 anni anni ho incontrato molte persone che si sono messe a disposizione del servizio anche fuori dalla Cooperativa. Persone che si sono proposte di aiutare i ragazzi, partecipando attivamente al loro percorso di integrazione. C’è chi li ha aiutati nella ricerca del lavoro, chi li ha coinvolti in progetti sul territorio, chi ancora ha proposto loro un posto nel coro della chiesa, accettato peraltro molto volentieri.   Tutte queste persone hanno capito che il diverso non è un pericolo, ma una risorsa ed hanno posto le basi per una relazione umana e personale di reciprocità.

Ed io che sono al mio primo lavoro in ambito sociale mi sento soddisfatta di quello che faccio, proprio perchè mi rendo conto di quanto mi sia mancata, nel mio percorso precedente, questo tipo di esperienza.